Come
ti è nata la passione per il calcio?
Già da piccolo, a
tre anni mi divertivo a “dare i calci” al
pallone che i miei genitori mi avevano regalato
e mi piaceva tantissimo scendere in strada e
giocare con gli amici del quartiere vicino a
dove abitavo.
Sognavi
davvero di diventare un calciatore di fama
internazionale?
Quando si è
bambini si guarda sempre ai grandi e si cerca di
imitarli. Così anch’io sognavo di di ventare un
calciatore famoso, di giocare in una grande
squadra e di poter indossare la maglietta della
mia Nazionale. So no contento di aver
realizzato questi sogni. Serve tenacia e grande
carica motivazionale per ottenere quello che si
vuole.
Ci puoi
raccontare come è iniziata la tua carriera
calcistica?
Tutto è nato da quel primo pallone
che mi hanno regalato i miei genitori. Poi mi
sono inserito nella squadra del mio quartiere
dove ho mosso i primi passi da difensore finché
una squadra di serie A del campionato argentino
mi contattò per far parte del settore giovanile.
A 17 anni ho fatto
il mio debutto in una squadra professionista in
serie B, il Talleres, dove ho giocato per un
anno. Il 1993 ha coinciso con il salto di
qualità nella mia carriera calcistica:
approdavo, infatti, alla massima serie del
campionato argentino nella squadra del Banfield
dove rimasi per 2 anni. Poi l’ingresso in
Nazionale e addirittura la partenza per l’Europa
con de stinazione Milano. È con l’Inter che ho
acquistato popolarità in campo internazionale.
Quali
giocatori ti piacevano di più?
Come argentino
ovviamente avevo un debole per Diego Armando
Maradona. È lui che ha fatto la “storia” del
calcio argentino e mondiale negli ultimi vent’anni.
I ragazzi italiani ti conoscono per le tue doti
di difensore dell’Inter, eppure tanti non sanno
che fuori dal campo di gioco ti sei schierato “a
difesa” dei diritti dei bambini bisognosi
dell’Argentina fondando con la moglie Paula la
Fondazione P.U.P.I. (“Por un Piberio Integrado”).
Ci puoi raccontare qualcosa delle finalità di
questo tuo impegno?
Ho avuto
un’infanzia difficile, e anche se oggi non vivo
nel mio Paese, sono al corrente della situazione
che sta attraversando e degli effetti che
ricadono sui bambini più poveri. Ho sempre
pensato che ognuno di noi deve darsi da fare e
considerare che ha una certa responsabilità
sociale all’interno della sua comunità. Ecco
perché quattro anni fa insieme a mia moglie
Paula abbiamo deciso di dar vita alla fondazione
Pupi a favore dei bambini bisognosi e
diversamente abili che vivono nel quartiere dove
sono nato. Abbiamo iniziato con 60 bambini (dai
tre ai sei anni) e ora ne abbiamo più di 100! Al
mattino li portiamo a scuola o all’asilo. A
mezzogiorno tornano nella nostra fondazione per
il pranzo e nel pomeriggio fanno tante altre
attività complementari di educazione e di
riabilitazione.
Lo sport può essere un ambito im portante per
l’educazione di un ragazzo? Come? Quali valori
può insegnare e a sua volta trasmettere?
Attraverso lo
sport si possono fare tantissime cose positive.
Lo sport è indispensabile per la crescita sana
di un ragazzo perché impara a co noscersi, a
misurarsi con le proprie doti e i propri limiti
e capisce il valore della fatica e del
sacrificio per ottenere dei risultati.
Specialmente adesso che ci sono tanti problemi
di integrazione e di convivenza nella società,
lo sport può dire la sua, trasmettendo valori
quali la solidarietà e l’accoglienza delle
diversità.
Come credente, che posto occupa la fede nella
tua vita?
La fede è molto
importante per me. Io credo in Dio, sono molto
religioso e non ho vergogna di dirmi credente.
In tutto ciò che faccio cerco di metterci tanta
fede e così anche nelle situazioni più difficili
sento la protezione di Dio e la sua presenza mi
rende forte e felice. Cerco di non fare troppa
differenza tra fede e vita. Le due cose vanno
insieme.
Nel
calcio non si vince mai da soli. È un po’ una
metafora della vita?
Per arrivare
a un obiettivo importante come la vittoria c’è
bisogno del contributo di tutti. Non si può mai
dire che la vittoria sia merito soltanto di un
giocatore! Ciascuno, nel suo ruolo, deve fare la
sua parte. Con la collaborazione di tutti si
possono raggiungere bellissimi traguardi.
Una dedica ai nostri cari lettori
di IM?
Certamente.
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